Ipotesi del mondo vulnerabile
L’ipotesi del mondo vulnerabile è l’idea che esista un livello di sviluppo tecnologico superato il quale la civiltà viene quasi certamente distrutta, a meno che non vengano prese misure preventive straordinarie. Questa ipotesi è stata introdotta da Nick Bostrom nel 2019.1
Varianti di questa teoria sono state avanzate prima della dichiarazione di Bostrom, anche se non sono state definite con precisione o analizzate in modo rigoroso. Con ogni probabilità, una prima formulazione si trova in un discorso del 1945 di Bertrand Russell alla Camera dei Lords riguardante la detonazione delle bombe atomiche a Hiroshima e Nagasaki e le sue implicazioni per il futuro dell’umanità2 (Russell concentra le sue preoccupazioni specificamente sulla guerra nucleare, ma come ha sostenuto Toby Ord,3 questo è il modo in cui venivano presentate le prime discussioni sul rischio esistenziale, perché all’epoca l’energia nucleare era l’unica tecnologia conosciuta con il potenziale di causare una catastrofe esistenziale.)
Tutto ciò deve avvenire se la nostra civiltà scientifica va avanti, se non si porta all’autodistruzione; tutto ciò è destinato ad accadere. Non vogliamo guardare a questa cosa semplicemente dal punto di vista dei prossimi anni; vogliamo guardarla dal punto di vista del futuro dell’umanità. La domanda è semplice: Una società scientifica può continuare a esistere o deve inevitabilmente portare se stessa alla distruzione? È una domanda semplice, ma molto importante. Non credo sia possibile esagerare la gravità dei possibili mali che si celano nell’utilizzo dell’energia atomica. Quando vado in giro per le strade e vedo la cattedrale di St. Paul, il British Museum, le Camere del parlamento e gli altri monumenti della nostra civiltà, nella mia mente vedo una visione da incubo di quegli edifici come cumuli di macerie con cadaveri tutt’intorno. È una situazione che dobbiamo affrontare, non solo nel nostro Paese e nelle nostre città, ma in tutto il mondo civilizzato, come una probabilità reale, a meno che il mondo non accetti di trovare un modo per abolire la guerra. Non basta rendere rare le guerre, bisogna abolirle, perché altrimenti queste cose accadranno.
Nick Bostrom (2019) The vulnerable world hypothesis, Global Policy, vol. 10, pp. 455–476.
Nick Bostrom & Matthew van der Merwe (2021) How vulnerable is the world?, Aeon.
Paul Christiano (2016) Handling destructive technology, AI Alignment, 14 di novembre.
Robin Hanson (2018) Vulnerable world hypothesis, Overcoming Bias, 16 di novembre.
Michael Huemer (2020) The case for tyranny, Fake Nous, 11 di luglio.
Andrej Karpathy (2016) Review of The making of the atomic bomb, Goodreads, 13 di dicembre.
David Manheim (2020) The fragile world hypothesis: complexity, fragility, and systemic existential risk, Futures, vol. 122, pp. 1–8.
Kelsey Piper (2018) How technological progress is making it likelier than ever that humans will destroy ourselves, Vox, 19 di novembre.
Siebe Rozendal (2020) The problem of collective ruin, Siebe Rozendal’s Blog, 22 di agosto.
Carl Sagan (1994) Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space, New York: Random House.