Utilitarismo negativo
L’utilitarismo negativo (UN) è una versione dell’utilitarismo il cui principio standard sostiene che un atto è moralmente giusto se e solo se porta a una sofferenza minore rispetto a una qualsiasi delle sue alternative. Venne inizialmente sviluppato come alternativa all’utilitarismo classico, che considera la sofferenza e la felicità come ugualmente importanti, ed è un esempio perfetto di una visione incentrata sulla sofferenza, una più ampia famiglia di posizioni etiche che assegnano un’importanza morale primaria — anche se non necessariamente esclusiva o prevalente — all’alleviamento della sofferenza.
Come si è detto, la forma standard dell’utilitarismo negativo richiede agli agenti di minimizzare la sofferenza. Tuttavia, sono state proposte diverse varianti a questa versione canonica. Queste varianti derivano dalla revisione dell’utilitarismo negativo standard sulla base di una o più dimensioni.
La prima e più comunemente discussa dimensione di variazione riguarda il peso morale relativo accordato alla sofferenza e alla felicità. L’utilitarismo negativo standard può essere considerato una forma “forte” di utilitarismo negativo, in quanto ritiene che nessuna quantità di felicità possa mai contare più di una quantità di sofferenza. Le versioni “deboli” ritengono invece che una data quantità di sofferenza conti più di una corrispondente quantità di felicità, ma accettano che quantità sufficientemente grandi di felicità possano, in linea di principio, superare qualsiasi quantità di sofferenza. 1 I punti di vista dell’utilitarismo negativo forte possono essere ulteriormente suddivisi in e , che affermano o negano, rispettivamente, che la felicità conti qualcosa. Nel lessicale forte, di due esiti ugualmente spiacevoli, uno conta più dell’altro se è il più piacevole dei due, mentre in quello assoluto forte entrambi gli esiti contano allo stesso modo. Tra l’utilitarismo negativo lessicale forte e quello debole c’è spazio per una forma intermedia o ibrida, talvolta chiamata , secondo cui c’è una certa quantità di sofferenza che nessuna quantità di felicità può superare, ma altrimenti la sofferenza può essere superata da una quantità sufficientemente grande di felicità.
Una seconda dimensione di variazione riguarda la formulazione o meno in termini edonistici. L’utilitarismo negativo standard è edonistico, in quanto fa un’affermazione sul peso morale relativo della sofferenza e della felicità, ma sono state formulate anche versioni in termini di preferenze piuttosto che di stati edonici. Queste visioni preferenzialiste ritengono che la frustrazione di una preferenza conti più della sua soddisfazione. (Quanto conta di più dipenderà dal tipo di utilitarismo negativo — assoluto forte, lessicale forte, a soglia lessicale o debole — con cui il preferentismo viene combinato). Più in generale, l’utilitarismo negativo può essere presentato come una teoria più ampia sul benessere negativo e positivo: in questa variante, ciò che è negativo per una persona conta più di ciò che è positivo per una persona, indipendentemente dal fatto che questi beni e mali siano stati edonici, preferenze, qualcos’altro o una loro combinazione.
Una terza dimensione di variazione riguarda la posizione del confine che delimita gli stati moralmente contrastati. L’utilitarismo negativo standard ritiene che la posizione di questo confine coincida con la neutralità edonica. Ma alcuni utilitaristi negativi edonisti hanno invece difeso una visione in cui il confine si trova al di sotto della neutralità. In questa visione, talvolta chiamata “edonistica a livello critico”, il contrasto non è tra sofferenza e felicità, ma piuttosto tra una sofferenza sufficientemente intensa e altri stati edonici. Questa visione ammette anche una formulazione in termini di preferenze, o di benessere più in generale.
Infine, si possono ottenere diverse versioni dell’utilitarismo negativo a seconda che sia considerato come un criterio di giustezza o come una procedura di decisione. L’utilitaismo negativo standard è generalmente inteso come un criterio di giustezza, cioè come una specificazione delle condizioni in base alle quali gli atti sono giusti o sbagliati, ma le diverse tipologie possono essere interpretate come una procedura decisionale, cioè come una guida pratica per scegliere come agire. Così interpretati, gli utilitaristi negativi sostengono che gli agenti che deliberano su cosa fare dovrebbero sforzarsi di minimizzare la sofferenza. Chi non aderisce all’utilitarismo negativo standard può comunque difenderlo come procedura decisionale, se pensa che seguendo questa procedura è più probabile che gli atti si conformino meglio ai requisiti della moralità, qualunque essi siano. Questo punto di vista è analogo ad alcune forme di prioritarismo o di egualitarismo, in cui i risultati che avvantaggiano i più sfortunati o che promuovono una distribuzione più equa delle risorse sono preferiti non perché si attribuisce un valore intrinseco alla priorità o all’uguaglianza, ma perché seguendo questi principi si tende a produrre risultati migliori.
Johan E. Gustafsson (2022) Against negative utilitarianism, Johan Gustafsson’s Website, 6 di giugno.
Simon Knutsson (2016) Thoughts on Ord’s “Why I’m not a negative utilitarian”, Simon Knutsson’s Blog, 14 di giugno.
Toby Ord (2013) Why I’m not a negative utilitarian, Toby Ord’s Blog, 28 di febbraio.
Brian Tomasik (2013) Three types of negative utilitarianism, Essays on Reducing Suffering, 23 di marzo.
Magnus Vinding (2022) Point-by-point critique of Ord’s “Why I’m Not a Negative Utilitarian”, Center for Reducing Suffering, 30 di maggio.
Magnus Vinding (2022) Reply to Gustafsson’s “Against negative utilitarianism”, Center for Reducing Suffering, 7 di giugno.