Mini blog post 3: diventare una persona che fa davvero le cose
Ci sono due tipi di persone al mondo: quelle che fanno davvero le cose e quelle che non le fanno.
Ora che ho tolto di mezzo la frase di apertura inutilmente provocatoria, cosa intendo dire davvero? Raggiungere un obiettivo si divide in due parti: capire cosa va fatto, e farlo davvero.
Messa così, sembra una cosa del tutto banale. Ma penso che qui ci sia un punto davvero importante e non ovvio. Una parte di me è convinta che il principale collo di bottiglia per raggiungere i miei obiettivi sia essere intelligente, elaborare il piano migliore, ottenere tutte le informazioni necessarie. E questo è vero! Non importa quanto tu sia bravo a fare le cose, se quello che stai facendo è una schifezza. Ma non importa nemmeno quanto sia buono il mio piano se poi non lo metto mai in pratica.
Ed è davvero facile trascurare questo punto. È facile pensare sempre «posso farlo domani» o «questa non è una priorità» o «non funzionerebbe mai». Ed è difficile, perché a volte quei pensieri sono corretti. Ma mi rendo conto che, a meno che non mi impegni attivamente, sono il tipo di persona che avrà sempre quei pensieri. Non agirò mai concretamente per i miei obiettivi, né cambierò mai le cose nella mia vita.
Uno dei sintomi principali di ciò è che sono sempre consapevole dei problemi nella mia vita, e spesso ne rimango consapevole per molto tempo. Noto che non faccio abbastanza esercizio fisico, che non mi piacciono i corsi che seguo, che detesto davvero essere single, che non ho abbastanza tempo per dedicarmi a ciò che trovo più appagante. Ma nella mia mente non c’è alcun collegamento tra «questo è un problema» e «cosa ho intenzione di fare al riguardo». Non è che rifletta sul problema e concluda di non poter fare nulla: è che non mi sembra mai che ci sia una domanda da porsi, tanto per cominciare! E penso che questo sia un problema che va ben oltre me stesso: lo noto in una certa misura nella maggior parte dei miei amici, e credo che sia incredibilmente diffuso. Sembra esserci un blocco mentale tra «le cose non sono come vorrei» e «posso davvero fare qualcosa al riguardo».
Penso che questa situazione faccia davvero schifo, e che possa rappresentare uno dei più grandi meta-problemi che ti frenano. Ma il motivo per cui sto scrivendo questo post non è per lamentarmi di quanto faccia schifo, bensì perché penso che si tratti di un problema risolvibile. Essere il tipo di persona che fa le cose, un agente, è un’abilità, e credo che sia un’abilità che si può allenare. Tutto ciò è difficile, e non funzionerà alla perfezione, ma c’è un ampio margine di miglioramento. E questa è una delle abilità più preziose che abbia mai cercato di sviluppare.
Il sintomo principale è che, sul momento, agire in base ai propri desideri non sembra mai urgente. Non sembra mai importante, e può essere rimandato. Oppure non sembra mai possibile: il problema appare semplicemente come un dato di fatto. Di conseguenza, una soluzione deve incentrarsi sul risolvere il problema sul momento. E la soluzione che ha funzionato per me è rendere l’essere un agente parte della propria identità. Poniti come principio di fare le cose, non perché l’azione in sé sia necessariamente quella perfetta, ma perché scelgo la vita in cui faccio le cose, rispetto alla vita in cui aspetto sempre l’occasione perfetta.
Nota i piccoli problemi e risolvili. Nota quando non tutti si stanno divertendo con ciò che fanno, e sii il primo a dirlo. Nota quando la brocca dell’acqua è vuota e sii tu a riempirla. Nota quando dici «oh, posso farlo domani» e fallo oggi. Nota quando pensi «dovrei occuparmene prima o poi» o «ho sempre voluto imparare a fare il giocoliere» e fallo davvero. Nota quando qualcosa è inefficiente, nota la cosa che nessuno sta facendo e sii la persona che la fa!
Il punto è che evito il perfezionismo paralizzante e l’incertezza cambiando la domanda a cui sto rispondendo. Non importa se non sto facendo la cosa giusta, perché ciò che sto facendo non è poi così importante. Posso mettere a tacere i pensieri paralizzanti non rispondendo loro nei loro stessi termini, ma rendendomi conto che le scelte che faccio oggi influenzano il tipo di persona che sarò per il resto della mia vita. E che questo è di gran lunga più importante di qualsiasi banale stronzata mi stia succedendo nella vita oggi. E così, coltivo l’abitudine di fare davvero le cose. Capire quale sia la cosa giusta da fare è a sua volta un’abilità fondamentale, ma può venire in un secondo momento. Non lasciare che il perfetto sia nemico del buono.
E non importa nemmeno se faccio la scelta sbagliata o imperfetta nella banalità della vita quotidiana. Ciò che conta è che, quando si presenterà quell’unica occasione d’oro, io sia il tipo di persona che la coglierà. Mille piccole sconfitte non sono nulla in confronto alla grande vittoria che conta davvero.
Se c’è una cosa che porti con te da questo post, che sia questa: fai caso alla prossima volta che ti tormenti per una scelta o lasci sfuggire un’opportunità. E non chiederti «qual è la decisione giusta», ma piuttosto «quale decisione mi avvicinerà di più al tipo di persona che voglio essere».